Affrontare la genitorialità

E’ un periodo che mio figlio è davvero ingestibile. La maestra mi ha richiamato spesso a scuola per il suo comportamento. Mia figlia non parla mai con nessuno ed è estremamente timida. Quanto piange mio figlio quando deve separarsi da me! E’ assolutamente impossibile far fare i compiti a mio figlio, è una battaglia persa. E’ in arrivo un fratellino e non so come possa prendere la notizia mia figlia. E’ cambiato, non è più come prima, cosa sarà successo? Non riesco a separarmi da lei, siamo una cosa sola!

Secondo Freud essere genitori è il mestiere più difficile che ci sia, e io sono d’accordo con lui. Essere madre ed essere padre non è una passeggiata e soprattutto è una capacità che si deve imparare strada facendo. Spesso il comportamento dei nostri bambini ci mette a disagio, ci sorprende e ci spiazza. Altre volte ci costringe a fare i conti con un nostro dolore, una nostra convinzione, ci mette di fronte alle nostre insicurezze e alle nostre paure di giudizio o di impotenza.

In questi casi il consiglio non basta, serve un sostegno, una persona esterna, obiettiva e professionale che possa capire le dinamiche e offrire una via d’uscita da questa situazione, anche se sembra irrecuperabile.

Molte persone arrivano in studio senza più speranze, altre con l’idea che basteranno una o due sedute che tutto si risolverà spontaneamente. Qualunque sia la tua situazione, chiedere aiuto a uno psicologo indica quanto ci tieni alla tua famiglia e al suo benessere, indica che, sì, le hai provate tutte ma ora è il caso di affidarsi a qualcuno di esperto. E non perché la situazione è disastrosa o, per lo meno, non necessariamente. Meglio non arrivare a certi estremi prima di riconoscere che c’è un problema. Chiedere aiuto ad uno psicologo, non vuol dire essere dei genitori indegni e incapaci ma, al contrario, significa essere persone responsabili, che sanno riconoscere i propri limiti e che, per il bene delle persone che più ama al mondo, e per il suo stesso bene, decide di farsi aiutare. Ecco, questo significa essere bravi genitori: Mettere da parte un po’ d’orgoglio e riconoscerei di avere un problema che non si riesce a superare facilmente.

Nessuno ti ha dato il manuale d’istruzione quando è nato/a il tuo/a bambino/a. E’ logico vivere momenti di impasse. E se i tuoi vicini o i tuoi parenti non l’hanno mai vissuto o non sono mai ricorsi ad uno psicologo, beh, non importa. Tu non sei loro. Tuo figlio non è il loro. Tu sei una persona particolare e unica, con le tue risorse e le tue difficoltà, e con la tua capacità di capire quando vi è bisogno dell’intervento di una persona esterna. Ognuno combatte le sue battaglie nel modo che ritiene più opportuno.

Non aspettare che la situazioni peggiori, che tuo/a figlio/a diventi ingestibile. Chiedi subito un aiuto. Vedrai che le cose miglioreranno in fretta!

 


 

Cosa posso fare io per te? Ovvero: come avviene il sostegno genitoriale?

Per prima cosa, vi sarà accoglienza e ascolto, come sempre. Questo è il momento di conoscerci e di raccontare la propria storia e la situazione che si ha difficoltà ad affrontare. Se necessario (spesso lo è) si richiede di incontrare e conoscere il punto di vista di tutti i membri della famiglia nucleare (mamma, papà, figli) e le persone importanti (eventuali nonni o zii,…). E’ possibile che durante questi colloqui si proceda con l’osservazione di gioco, con delle videoriprese, con il colloquio singolo o di famiglia o si decida di somministrare qualche test ad hoc. E’ probabile che ci voglia più di una seduta per fare questo: solitamente si dedicano a questa prima fase circa tre incontri. Al termine di questi incontri avremo messo bene a fuoco i problemi su cui si vuole intervenire, li avremo concordati ed esplicitati. La chiarezza e il ridimensionare la situazione, già di per sé, può produrre i primi cambiamenti.

A questo punto si inizia la fase di cambiamento: gli incontri serviranno per esplicitare i significati sottostanti ai comportamenti, per provare a esprimere i propri timori ed emozioni in un ambiente protetto. Vi sono più modi in cui è possibile fare tutto ciò e la scelta dipende da come si è deciso di intervenire (su tutta la famiglia insieme, con il bambino, con i genitori,…). Si potranno fare sedute di gioco, videoregistrazione delle interazioni, colloqui di coppia o singoli, lettura di fiabe con il minore,… Ma una cosa è certa: i cambiamenti non si faranno attendere!

Quando gli obiettivi prefissati si riterranno raggiunti, allora ci si avvierà alla conclusione, ovvero, al dilazionare i propri incontri per abituarsi alla fine del sostegno. Infine ci si saluterà chiudendo il percorso, consci di aver trovato o ri-trovato le risorse per affrontare le future situazioni con le proprie forze.

E’ possibile, se la famiglia lo accetta, un incontro gratuito di follow-up a distanza di circa 6 mesi o 1 anno, per verificare il mantenimento dei risultati raggiunti. Un momento per raccontare i propri passi avanti e le difficoltà che si stanno affrontando con i nuovi strumenti plasmati durante la consulenza. Inoltre, è un modo per me per verificare gli strumenti adottati e migliorarmi per offrire un servizio sempre più a misura di famiglia.

 

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