L’ABITO FA IL MONACO?

2272560-molestieIeri una persona in treno mi ha trattata male, insultata e mi ha fatto arrabbiare tantissimo. Gli avrei tirato uno schiaffo o un pugno, ma non l’ho fatto. Lui mi ha provocata, eccome se lo ha fatto, ma io ho trattenuto il mio istinto violento e ho trovato il modo di risolvere la situazione con le parole. Sarebbe stato lecito se lo avessi schiaffeggiato o picchiato? No? Bene, perché è quello che ho pensato anche io.

Un assessore di un comune vicino a dove abito ha rilasciato un’intervista al giornale locale ammonendo le ragazze con queste parole: “Per evitare problemi, non mettete vestiti provocanti quando passeggiate in estate per in centro”. Il messaggio, neanche tanto celato, di queste parole è: “siete voi che provocate le persone andando in giro con i vostri vestiti succinti. Se provocati, gli uomini reagiscono! E poi non venite a lamentarvi. Noi vi abbiamo avvisato”

Ora ditemi: se non era lecito che io schiaffeggiassi o picchiassi quell’uomo nonostante si fosse comportato da vero cafone, provocandomi deliberatamente, perché una persona è giustificata nel violentare o tampinare una ragazza che ha un vestito provocante?

Perché, invece, non dire “ragazzi, siete uomini, avete degli istinti, sì, ma non siete animali. Non potete perdere il controllo solo a causa di una minigonna o di una maglietta troppo scollata”…esattamente come io non potevo perdere il controllo solo a causa di un idiota che mi ha provocata.

E’ incredibile che nel 2015 ci sia ancora chi pensa che gli uomini che attaccano o abusano di una ragazza, sono giustificabili per il vestito indossato dalla malcapitata. “Certo, ma se la ‘malcapitata’ indossava minigonna inguinale e uno scollo da vertigine se l’è andata a cercare, perché fa capire di essere disponibile…” ma se quella malcapitata dice NO, che non vuole e lo dice chiaramente, piangendo, supplicando, forse con un coltello alla gola, forse con le mani immobilizzate dietro alla schiena, forse con una persona nettamente più forte e più pesante sopra di lei,…in questo caso, signori miei, che cosa è lecito fare?

Se fino a prova contraria, le persone sono diverse dalle bestie, perché hanno più cervello e non ragionano con l’istinto, allora direi che è un diritto sacrosanto che se una ragazza dice NO, il suo NO deve essere accettato e onorato, anche se la ragazza in questione indossa una minigonna o uno scollo profondo.

Non solo la frase dell’assessore è offensiva e limitativa per le donne, ma è insultante anche per gli uomini, trattati come poveri imbecilli che perdono ogni facoltà mentale se solo vedono una scollatura o una coscia nuda. Se fossi un uomo mi indignerei. Se fossi un uomo lotterei per far capire che non sono così incapace da perdere la testa per una minigonna, che non sono così poco affidabile, così bestiale. Mi sentirei offeso nella mia dignità di essere umano e di rappresentante del sesso maschile, accumunato a delle persone con dei seri problemi che non sanno trattenere i propri impulsi e che sono capaci di fare del male a persone che, nel migliore dei casi, non conoscono, o che nei peggiori dei casi, sono legate a loro da un vincolo affettivo.

Ma davvero pensate che è possibile controllare la violenza evitando le provocazioni? ILLUSI! Fatevelo dire da una persona che di donne violentate, picchiate e manipolate ne vede ogni giorno, per lavoro. Fatevelo dire da chi davvero comprende queste dinamiche e che vede gli effetti degli abusi e dei ‘no’ non rispettati, che lotta quotidianamente per cercare di sostenere una donna che cerca di rialzarsi dopo una violenza subita o dopo una vita di manipolazione e di abusi.

Non è il vestito provocante. Non vi è una gesto da non fare per non rischiare la violenza. Non vi è provocazione da eliminare, perché non è questo il problema. Il fatto è che si pensa di più a cosa controllare per evitare di suscitare la violenza altrui, piuttosto che colpire alla radice del problema, educando le persone al rispetto per l’altro. Sì, perché è questo il nocciolo della questione, il rispetto per l’altro, per i suoi desideri, per la sua persona, per i suoi diritti.

Che diritto ha un uomo di abusare sessualmente di una donna solo perché gli ha ammiccato o che si è vestita in modo provocante? Che diritto ha di violare così tanto la sua libertà? Di farle così tanto male solo perché aveva una gonna corta? Perché non dovrebbe, invece, trattenere i suoi istinti, farsi curare in caso abbia dei problemi a livello sessuale e di impulsi? Perché, nel nostro intimo, riteniamo più colpevole la donna che ‘provoca’ e subisce, piuttosto che l’uomo, che ‘è provocato’ e abusa?

E’ l’educazione che manca in questi casi: non voglio banalizzare il problema o trovare dei capri espiatori, ma se si insegnasse fin da bambini il rispetto dell’altro e per se stessi, se vi fosse dai genitori il buon esempio di aiuto e rispetto, non si dovrebbe poi andare a dire alle ragazze di non provocare e ai ragazzi di trattenere i propri istinti, perché le ragazze non avrebbero motivo di cercare nella provocazione tout court le attenzioni che vorrebbero per sentirsi persone importanti e amate, e i ragazzi saprebbero che quello che pensano di fare è sbagliato e avrebbero rispetto per gli altri, se si trattenessero, e per se stessi, se chiedessero aiuto.

Tutto qui. Non è facile ma questo, signore e signori, è il vero antidoto alla violenza. Questo è il vero insegnamento che può proteggere i nostri figli un domani. Questo è ciò che può fare del mondo un posto migliore.

Peccato che nei giornali, questo, non faccia notizia.

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